Giorgio Blundo                                                                                                   Andrea Ferrante

  Progetto di sviluppo integrato

delle popolazioni
rurali nella zona di
Djouman, Djarway e Kim (Ciad)

Valutazione finale

Aprile 1999

 

CONTESTO GENERALE DELL’INTERVENTO
DESCRIZIONE DEGLI OBIETTIVI DEL PROGETTO
    SETTORE AGRICOLO   
    SETTORE PROMOZIONE FEMMINILE
    SETTORE IDRAULICO
 
I RISULTATI DEL PROGETTO IN CIFRE
    SETTORE AGRICOLO
    SETTORE PROMOZIONE FEMMINILE
    SETTORE IDRAULICO
 
ANALISI DEL MONTAGGIO DEL PROGETTO E DELLE RELAZIONI DI TIPO ISTITUZIONALE
    Le relazioni fra BELACD e COMI
    Le relazioni fra volontari COMI, BELACD e associazioni contadine
 
ANALISI PER SETTORI
    Assistenza tecnica
    Sicurezza alimentare
    Animazione femminile
    Idraulica di villaggio
 
LE DINAMICHE DELL’APPROPRIAZIONE LOCALE DEL PROGETTO
 
PROSPETTIVE FUTURE
 
 
Il programma oggetto della presente valutazione nasce in continuità con l’intervento per lo sviluppo agricolo nella zona di Djouman (622 A/COMI/CIAD) realizzato dal COMI per una durata di otto anni. L’intervento beneficia pertanto dell’esperienza accumulata dall’ONG nella regione, sia sotto il profilo dei rapporti con la popolazione, sia sotto il profilo del perfezionamento delle tecniche di animazione e volgarizzazione agricola nel particolare contesto del Mayo Kebbi.
La zona interessata dal progetto appartiene alla prefettura di Bongor, e comprende essenzialmente i cantoni di Djouman, Djarway e Kim. In questo territorio di pianure alluvionali le attività produttive principali sono l’agricultura e l’allevamento. Dopo il declino della forte produzione cotoniera nella seconda metà degli anni 80, i cereali tradizionali (miglio, fonio, berbéré, riso e mais) costituiscono, insieme a fagioli, manioca e arachide, l’essenziale delle colture della regione. L’allevamento, bovino, equino e caprino, è di tipo estensivo. Il progetto interviene in una zona multietnica, popolata dai gruppi Kim, Massa, Marba e Gabri. Ogni gruppo etnico presenta delle peculiarità rispetto al sistema produttivo. I Kim, presenti soprattutto nei villaggi di Djouman, Kim et Héré, si dedicano all’agricoltura ed alla pesca. Partecipano marginalmente al progetto, soprattuto a causa dell’assenza di un programma di microcredito e per la forte presenza protestante in zona Kim, sospettosa nei confronti di attività di sviluppo promosse dal cattolico BELACD. I Massa, originari della zona, possiedono delle solide conoscenze in materia di protezione dei suoli e di rimboschimento con essenze autoctone (Acacia Albida). I Marba, benché giunti da quasi un secolo nella regione, possiedono ancora uno statuto di " stranieri " e presentano insediamenti meno stabili, con ripercussioni negative sull’interesse portato ad eventuali attività di rimboschimento. Infine, i Gabri praticano ancora un’agricultura di tipo itinerante, scarsamente preoccupata della fertilità dei suoli.
Gli agricoltori della zona hanno un’esperienza di lunga data con gli interventi di cooperazione tecnica. Dapprima nell’ambito delle strutture di divulgazione e di accompagnamento della produzione cotoniera, più tardi attraverso i contatti con diverse istituzioni e organismi, nazionali o stranieri.
Fra i più importanti, occorre citare :
 
Interventi e ONG internazionali :
L’Ospedale di Koyom, gestito dalla chiesa protestante e con dispensari a Ham e Silya.
L’Ospedale di Bongor, gestito da Médecins Sans Frontières.
GTZ – " Micro ". Appui à l’autopromotion des organisations paysannes du Mayo-Kebbi. Questo progetto tedesco, presente inizialmente à Bongor, Pala, Gagal e Gounou-Gaya, svolgeva delle attività essenzialemente orientate sul credito e sulla commercializzazione dei prodotti di sussistenza. Il progetto non é più presente nella zona.
Il FED, che ha permesso la realizzazione di pozzi e forages a Djouman, Koyom et Kolobo.
ACRA, ONG italiana, ha costruito delle scuole nel circondario.
CARE CHAD, ONG americana con un progetto, ora terminato, di perimetri irrigui nei villaggi lungo il fiume Logone.
Piccoli progetti in ambito di assistenza veterinaria a Kolobo finanziati dall’ambasciata degli USA.
EIRENE, ONG tedesca operante nei settori sanitario, animazione femminile e idraulica di villaggio. L’intervento é terminato.
BELACD éducation, progetto terminato.
 
ONG ciadiane :
 
CECADEC, organizzazione legata alla missione protestante di Pala. Interviene saltuariamente con attività di microcredito e distribuzione di aiuti alimentari.
ARPES (Association Rurale pour la Promotion Economique et Sociale), con base a Ndjamena e che collabora soprattutto con le popolazioni Kim. Interviene nei villaggi lungo il fiume Logone nell’ambito delle colture irrigue.
APIBASE (Appui aux initiatives de base), organismo attivo da circa tre anni presso le popolazioni Marba e Kim.
 
Servizi tecnici statali
 
ONDR a Bongor : consigli tecnici agli agricoltori, vendita di sementi, utensili, prodotti fitosanitari, riceve le demande di riconoscimento giuridico delle associazioni contadine.
Servizi forestali (Eaux et Forêts).
Agenti veterinari a Kim.
Al fine di completare questa sintetica contestualizzazione del progetto del COMI a Djouman, bisognerà accennare alla situazione di insicurezza generalizzata che regna tuttora nella regione. Alcune associazioni di villaggio ci hanno rivelato di evitare sistematicamente d’intraprendere ogni attività generatrice di risorse tali da attirare l’attenzione delle autorità locali e dei militari. Casi di rappresaglie o razzie sommarie sono ancora all’ordine del giorno, spingendo i contadini ad investimenti minimi e che comportano un rischio di fallimento molto basso.
 
 
 
 
 
SETTORE AGRICOLO
 
1. Stimolare un processo endogeno di sviluppo, affiancando le realtà già presenti e attivandone di nuove sia nei villaggi già contattati sia in quelli previsti dall’espansione del progetto.
 
 
1.1 Formare due animatori locali.
Uno per il sostegno alla produzione agricola ed uno per l’assistenza ai granai comunitari di villaggio e settore.
Gli animatori locali dovranno garantire il normale sviluppo delle attività del programma anche dopo la partenza dei volontari Comi, pertanto la loro formazione è mirata a:
- migliorare le conoscenze tecniche, sia teoriche che pratiche;
- acquisire nuove conoscenze sulle tecniche d’animazione rurale;
- acquisire capacità di gestione amministrativa del programma;
- acquisire capacità di gestione contabile del programma.
 
 
1.2 Realizzare incontri di promozione delle attività richieste in almeno dieci villaggi nuovi nel triennio.
L’ampliamento delle attività del programma ad altre zone ed etnie mira ad aumentare sia il numero di beneficiari diretti che, per effetto " macchia d’olio ", quello dei beneficiari indiretti del programma.
 
 
1.3 Realizzare due corsi di alfabetizzazione funzionale l’anno.
Tali corsi sono stati organizzati con alcuni membri dei comitati di gestione dei granai di villaggio e di settore.
 
 
2. Ridurre l'isolamento sociale dei gruppi
 
 
2.1 Organizzare visite dei rappresentanti dei nuovi villaggi in quelli ove si svolgono le attività che si vogliono organizzare nei nuovi.
Le visite vogliono stimolare lo spirito d’iniziativa delle persone più sensibili e disposte al cambiamento mediante la conoscenza diretta e un meccanismo di tipo imitativo.
Il raggio d’azione delle visite è stato ampliato alle zone limitrofe a quelle del programma.
 
 
2.2 Favorire la partecipazione dei rappresentanti dei villaggi ad incontri di coordinamento settoriali promossi dalla controparte e dalle autorità locali.
Gli incontri mirano alla coscientizzazione dei beneficiari del programma, abitanti in zone diverse, sulle comuni problematiche legate al territorio e cercano di fornire informazioni e strumenti atti alla soluzione dei problemi individuati.
 
 
3. Diversificare ed aumentare la produzione agricola
 
3.1 Sperimentare nuove colture in campi dimostrativi in nuovi villaggi.
Realizzare campi dimostrativi di berberè, arachidi, fagioli
La volgarizzazione di colture come berberè, arachidi e fagioli, essendo proseguita fino al ‘96, è stata ritenuta soddisfatta in quanto sia le superfici che le produzioni risultavano soddisfacenti.
 
Pertanto l'Organismo ha ritenuto utile la sperimentazione di una nuova coltura che ben si adattasse alle condizioni edafiche e climatiche della zona, che non provocasse " rifiuti culturali " aprioristici e che contribuisse al perseguimento di più obiettivi del programma. La scelta è quindi ricaduta sulla soia in quanto, oltre ad essere già presente nelle zone vicine ma non ancora nella zona del programma, consente di agire nel perseguimento degli obiettivi del programma a tre livelli:
  • agronomico (con l’obiettivo di diversificare ed aumentare la produzione agricola);

  • alimentare (con l’obiettivo di educare alla prevenzione delle malattie più diffuse);

  • economico (con l’obiettivo di contribuire all’aumento dei redditi femminili).

E’ evidente che per suscitare effettivo interesse nei confronti della coltura si è resa necessaria l’introduzione di un altro obiettivo che è direttamente connesso alla produzione ma agisce principalmente a livello alimentare ed economico:
Formare alla coltivazione, alla trasformazione ed all'utilizzo alimentare della soia
 
3.2 Sostenere tecnicamente la produzione orticola.
 
 
3.3 Divulgare le conoscenze delle tecniche agricole nuove nella zona (sarchiatura meccanica, concimi naturali, sementi selezionate).
A causa della recente diffusione dell’aratro a trazione animale e della mancata divulgazione dello stesso, abbiamo ritenuto opportuno aggiungere delle sessioni sul suo corretto utilizzo.
Inoltre abbiamo introdotto delle sessioni pratiche sulla semina in linea, indispensabile all’utilizzo della sarchiatrice a trazione animale.
A causa della penuria sul mercato e dei prezzi elevatissimi, le sessioni sulle sementi selezionate si sono limitate alla parte teorica.
 
 
3.4 Formare alla gestione ed aprire 4 magazzini per la vendita di mezzi agricoli.
 
4. Promuovere il rimboschimento
 
4.1 Divulgare la funzione degli alberi nell’ambiente nelle piccole comunità di villaggio.
 
4.2 Rendere disponibili in zona alberi da frutta e forestali.
 
5. Migliorare la gestione del raccolto
.
5.1 Formazione di 10 comitati di gestione di granai di villaggio.
 
5.2 Formazione di 4 comitati di gestione di granai di settore.
 
5.3 Costruzione di 3 granai di settore.
 
5.4 Costituzione di 4 precooperative per la gestione dei granai di settore, dei magazzini dei mezzi agricoli.
 

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SETTORE PROMOZIONE FEMMINILE
 
6. Contribuire all'aumento dei redditi femminili.
 
6.1 Formare due animatrici femminili, scelta dei 10 villaggi ove operare.
 
6.2 Realizzare due corsi di alfabetizzazione funzionale.
 
6.3 Diffusione delle cucine a basso consumo di legna.
 
6.4 Divulgare e sviluppare le attività femminili di orticoltura, trasformazione di soja...
 
6.5 Studiare la partecipazione delle donne alle casse di risparmio e credito.
 
7. Educare alla prevenzione delle malattie più diffuse
 
7.1 Realizzare sedute sulla prevenzione delle malattie più diffuse.
 
 
 
SETTORE IDRAULICO
 
 
8. Migliorare ed accrescere l'approvvigionamento idrico dei villaggi della zona di intervento
 
8.1 Divulgazione delle norme per mantenere l’igiene dei pozzi e la loro corretta gestione.
 
8.2 Realizzare 2 pozzi e ripararne uno preesistente ogni anno.
 
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SETTORE AGRICOLO
 
1.1 Formazione di 2 animatori locali
 
In un incidente stradale avvenuto a due mesi dalla chiusura del progetto è morto l’animatore Jean Agoussoum che era stato ormai completamente formato per l’assistenza ai granai comunitari di villaggio e settore. Questo gravissimo lutto che ha colpito il progetto ha costretto l’altro animatore, Jous Clement, formato per il sostegno alla produzione agricola ha prendere in carico anche il settore lasciato scoperto dalla scomparsa di Jean Agoussoum.
I due animatori sono stati formati nel corso dei primi due anni attraverso:
  • 4 riunioni mensili di formazione in sede per tutto il periodo relativo allo stato d’avanzamento con l’eccezione del mese di agosto;

  • le quotidiane uscite comuni in campo per tutto il periodo relativo allo stato d’avanzamento con l’eccezione del mese di agosto.

  • 1 stage di 6 settimane presso CESAO, in Burkina Faso, per l’animatore Jean Agoussoum

Nella terza annualità, in funzione della chiusura dell’intervento del COMI, il volontario in servizio ha passato la consegna della responsabilità dello svolgimento delle attività agli animatori locali, limitandosi ad un affiancamento. Gli animatori, nel corso del terzo anno, hanno dunque programmato e gestito direttamente tutte le attività dei loro settori di competenza.
 
Indicatori:
  • frequenza alle riunioni mensili 100%;

  • esercizi pratici sulle tecniche d’animazione corretti nell’100% dei casi;

  • messa a norma di statuti e regolamenti interni dei granai nel rispetto della nuova legislazione cooperativistica ciadiana;

  • gestione della cassa del programma affidata all’animatore Jean Agoussoum e quindi all’animatore Jous Clement;

  • compilazione comune del piano d’azione, cronogramma, budget finanziario, rendicontazione finanziaria e rapporti d’attività.

 
1.2 Realizzare incontri di promozione delle attività richieste in almeno dieci villaggi nuovi nel triennio.
 
Gli incontri nei nuovi villaggi hanno riguardato 5 attività diverse:
- granai di villaggio e di settore;
- rimboschimento;
- produzione agricola;
- pozzi;
- attività varie con donne.
 
In diversi casi gli stessi villaggi hanno richiesto di essere coinvolti in più attività.
 
Indicatori:
15 villaggi coinvolti nell’attività granai di villaggio e di settore
19 villaggi coinvolti nell’attività di rimboschimento
31 villaggi coinvolti nelle attività di miglioramento della produzione agricola
9 villaggi coinvolti nelle attività sui pozzi
12 villaggi coinvolti nelle attività femminili
 
1.3 Realizzare due corsi di alfabetizzazione funzionale l’anno.
 
2.1 Organizzare visite dei rappresentanti dei nuovi villaggi in quelli ove si svolgono le attività che si vogliono organizzare nei nuovi.
 
 
Indicatori:
3 incontri x 4 giornate x 113 partecipanti;
2 granai di settore nascono nelle zone di Koumi e Moulkou;
2 partecipanti della zona di Koumi cominciano a coltivare il taro nella propria zona;
2 partecipanti della zona di Djouman proteggono gli alberi spontanei di Acacia albida nei dintorni delle loro abitazioni.
 
2.2 Favorire la partecipazione dei rappresentanti dei villaggi ad incontri di coordinamento settoriali promossi dalla controparte e dalle autorità locali.
 
Indicatori:
2 incontri x 2 giorni x 16 partecipanti;
organizzazione dei comitati di acquisto e vendita di cereali;
apertura di conti correnti dei granai di settore presso la Procura della Missione Cattolica di Bongor;
richiesta di casseforti alla cooperazione tedesca (GTZ);
preparazione dei documenti necessari alla legalizzazione dei gruppi.
 
 
3.1 Sperimentare nuove colture in campi dimostrativi in nuovi villaggi.
 
CAMPI DIMOSTRATIVI DI SOJA
FORMAZIONE ALLA COLTURA E TRASFORMAZIONE DELLA SOJA
 
Indicatori:
1 campo sperimentale di soia di 950 m2, 10 persone coinvolte nella realizzazione;
formazione alla coltura svolta in 15 villaggi (6 gruppi femminili);
1 sessione di formazione sulla trasformazione della soia (2 giorni x 13 partecipanti);
6 gruppi femminili e numerosi uomini richiedono la semente.
 
3.2 Sostenere tecnicamente la produzione orticola.
CAMPI DIMOSTRATIVI
Indicatori:
la formazione tecnica sull’installazione di orti ha riguardato 125 persone per 9 gruppi (6 gruppi di donne);
gli incontri di formazione sono stati 26;
le persone coinvolte nella gestione degli orti 75;
circa l‘80% dei prodotti ricavati dagli orti è stato venduto e il restante 20% consumato direttamente.
* gruppi di donne
 
 
3.3 Divulgare le conoscenze delle tecniche agricole nuove nella zona (sarchiatura meccanica, concimi naturali, sementi selezionate).
 
SESSIONI DI FORMAZIONE (sull’uso della sarchiatrice, sementi selezionate, concimi naturali, uso dell’aratro e semina in linea)
Indicatori:
1 sessione teorico-pratica sull’uso della sarchiatrice x 1 beneficiario;
5 sessioni teorico-pratiche sull’uso di concimi naturali e differenti tecniche di preparazione del letame x 5 beneficiari;
5 sessioni teorico-pratiche sull’uso dell’aratro e la semina in linea x 35 beneficiari.
 
 
 
3.4 Formare alla gestione ed aprire 4 magazzini per la vendita di mezzi agricoli.
 
COSTRUZIONE MAGAZZINO a Missere
SESSIONI DI FORMAZIONE sulla gestione del magazzino
La costruzione del magazzino mezzi agricoli a Missere è avvenuta contemporaneamente a quella del granaio di settore ed ha coinvolto gli stessi villaggi e le stesse persone. Pertanto gli indicatori relativi alla partecipazione dei beneficiari figurano insieme alla costruzione del granaio di settore (obiettivo specifico 5.3).
 
Indicatori:
magazzino di 18m2 (fondamenta in calcestruzzo armato, muri in mattoni cotti, intelaiatura in legno rosso, copertura in ondulina);
3 villaggi x 57 persone x 75 giorni lavorativi (compreso il granaio di settore);
1.240.700Fcfa partecipazione dei beneficiari in cash e lavoro benevolo (compreso il granaio di settore);
51000Fcfa quotizzati per l’acquisto dei mezzi agricoli;
7 sessioni di formazione sulla gestione del magazzino x 57 persone;
1 sessione di formazione sulla gestione del magazzino x 6 persone (comitato di gestione);
3 individui capaci di fare un bilancio d’attività.
 
4.1 Divulgare la funzione degli alberi nell’ambiente nelle piccole comunità di villaggio.
 
SESSIONI DI SENSIBILIZZAZIONE (su funzione degli alberi e la protezione del suolo)
Indicatori:
- 32 sessioni di formazione x 87 persone e 4 scuole;
- 17 vivai x 1276 piante prodotte;
- 40% piante prodotte rispetto alle seminate.
 
4.2 Rendere disponibili in zona alberi da frutta e forestali costituendo un vivaio
 
FORMAZIONE ALLA GESTIONE E TECNICHE PRODUTTIVE
COMMERCIALIZZAZIONE DEI PRODOTTI
Indicatori:
3 sessioni di formazione x 7 beneficiari;
918 piante prodotte di cui 600 vendute.
5.1 Formazione di 10 comitati di gestione di granai di villaggio.
 
STAGES DI FORMAZIONE (sessioni per settore su tecniche di conservazione e gestione) – 4 giornate mensili nel villaggio
Indicatori:
7 nuovi granai di villaggio costruiti x 73 sacchi (da 100 Kg) di cereali quotizzati x 286.000 Fcfa quotizzati;
34 sessioni di formazione per i comitati di gestione sulle tecniche di conservazione e gestione x 32 granai di villaggio x 172 beneficiari;
56 sessioni di animazione x 40 granai di villaggio x 718 beneficiari x 584 sacchi (da 100 Kg) di cereali quotizzati.
 
5.2 Formazione di 4 comitati di gestione di granai di settore.
STAGES DI FORMAZIONE (per responsabili, per contabili, ed altri membri dei comitati di gestione ) – sessioni per settore su tecniche di conservazione e gestione.
Indicatori:
9 sessioni di formazione x 3 granai di settore (18 villaggi) x 187 beneficiari;
133 sacchi (da 100 Kg) di cereali stoccati x 3 settori;
30.000 Fcfa quotizzati dai 3 settori per la manutenzione del magazzino di stoccaggio cereali;
6 sessioni di formazione x il granaio di settore di Messere (3 villaggi) x 57 beneficiari.
rispetto del regolamento interno del gruppo
partecipazione nella misura del 50% alle spese di formazione da parte dei beneficiari.
5.3 Costruzione di 3 granai di settore
COSTRUZIONE DEI GRANAI a Zigui e Missere, Jaraway
MIGLIORAMENTO DEI GRANAI DI VILLAGGIO a Zlena, Zigui mb, Kilimba, Koutoune e Nahaina.
 
COSTRUZIONE DEL GRANAIO DI ZIGUI
 
Indicatori:
4 granai di villaggio aderenti x 45 beneficiari;
35 sacchi (da 100 Kg) di cereali a disposizione per la costituzione del fondo comune;
10 Km di distanza del granaio di settore con un mercato importante;
516.400 Fcfa stimati come partecipazione dei beneficiari (lavoro benevolo).
 
COSTRUZIONE DEL GRANAIO DI MISSERE
La costruzione del granaio di settore a Missere è avvenuta contemporaneamente a quella del magazzino mezzi agricoli ed ha coinvolto gli stessi villaggi e le stesse persone. Pertanto gli indicatori relativi alla partecipazione dei beneficiari figurano insieme alla costruzione del magazzino mezzi agricoli (obiettivo specifico 5.4).
 
Indicatori:
3 granai di villaggio aderenti x 57 beneficiari;
30 sacchi (da 100 Kg) di cereali a disposizione per la costituzione del fondo comune;
0 Km di distanza del granaio di settore con un mercato importante;
0 Km di distanza del granaio da una strada praticabile durante la prima parte della stagione delle piogge
829.000 Fcfa stimati come partecipazione dei beneficiari (lavoro benevolo).
 
MIGLIORAMENTO DEI GRANAI DI VILLAGGIO
mediante realizzazione di una base montata su 9 piedi, il tutto in calcestruzzo armato.
 
Indicatori:
5 granai x 86 beneficiari x 5 villaggi;
129 sacchi (da 100 Kg) di cereali x 5 granai;
158.000 Fcfa stimati come partecipazione dei beneficiari (lavoro benevolo).
 
5.4 Costituzione di 4 precooperative per la gestione dei granai di settore, dei magazzini dei mezzi agricoli, delle casse di risparmio e credito.
 
COSTITUZIONE IN FORMA GIURIDICA
Indicatori:
8 sessioni di preparazione dei settori x 4 settori.
 
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SETTORE PROMOZIONE FEMMINILE
 
6.1 Formare due animatrici femminili, scelta dei 10 villaggi ove operare.
 
Formazione di una animatrice
riunioni di formazione periodica (sull’animazione e gestione)
stages presso centri specifici all’estero
stages su metodi di alfabetizzazione funzionale
 
Indicatori:
l’animatrice Affiniki Lèontine ha seguito 325 ore di formazione teorica in sede;
964 ore di esperienza di campo;
2 stages x 16 gg. presso organizzazioni ciadiane presenti nella regione;
scelta di 7 villaggi ove operare:
 
 
6.2 Realizzare due corsi di alfabetizzazione funzionale.
 
CORSI DI BASE NEI VILLAGGI MAGGIORI
SESSIONI DI FORMAZIONE (sulla commercializzazione e sulla gestione del denaro)
I corsi di alfabetizzazione funzionali non sono stati organizzati per i seguenti motivi:
mancanza di disponibilità da parte dei beneficiari per un periodo di tempo relativamente lungo (durata del corso);
mancanza di disponibilità da parte di Organizzazioni locali adatte allo scopo (INADES);
mancanza di interesse da parte del partner locale (BELACD);
mancanza di un luogo adatto allo svolgimento del corso.
 
 
Indicatori:
13 sessioni di formazione sulla gestione del denaro x 117 beneficiari x 7 villaggi;
3 sessioni di formazione sulla gestione di un piccolo allevamento come fonte di reddito x 66 beneficiari x 3 villaggi.
 
6.3 Diffusione delle cucine a basso consumo di legna.
 
REALIZZAZIONI DIMOSTRATIVE E DI CONSUMO
Per quest’anno nulla è stato fatto riguardo questa attività direttamente con i beneficiari, ci siamo limitati a prendere i contatti necessari per realizzarla il prossimo anno.
 
 
 
6.4 Divulgare e sviluppare le attività femminili di taglio, cucito, tintura di stoffe, orticoltura.
 
STAGES E SESSIONI SPECIFICHE
Indicatori:
vedi obiettivi 3.1 per coltura e trasformazione della soia e il 3.2 per quanto riguarda l’orticoltura.
 
 
6.5 Studiare la partecipazione delle donne alle casse di risparmio e credito.
 
INCHIESTA E QUESTIONARI
Indicatori:
7 famiglie hanno calcolato i loro bisogni alimentari giornalieri x 2 villaggi.
 
 
7.1 Realizzare sedute sulla prevenzione delle malattie più diffuse.
 
SESSIONI NEI VILLAGGI
Indicatori:
7 sessioni x 185 beneficiari x 4 villaggi.

 

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SETTORE IDRAULICO

 

8.1 Divulgazione delle norme per mantenere l’igiene dei pozzi e la loro corretta gestione.
SESSIONI NEI VILLAGGI
Indicatori:
12 sessioni x 115 beneficiari x 3 villaggi;
3 pozzi disinfettati con soluzione di ipoclorito di sodio.
 
8.2 Realizzare 2 pozzi e ripararne uno preesistente ogni anno.
COSTRUITI 6 POZZI
RIPARATI 4
Indicatori:
COSTRUITI 6 POZZI CON TECNICHE INNOVATIVE
4 pozzi riparati in 4 diversi villaggi x 106 famiglie x 840 beneficiari;
99.000 Fcfa quotizzati dai beneficiari;
240.500 Fcfa stimati come partecipazione dei beneficiari (lavoro benevolo);
35% di partecipazione dei beneficiari alle riparazioni.

 

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ANALISI DEL MONTAGGIO DEL PROGETTO
E DELLE RELAZIONI DI TIPO ISTITUZIONALE
 
 
Occorre sottolineare che il progetto non è stato preceduto da uno studio di fattibilità approfondito. Quando poi viene iniziato, nel 1996, i dati e le osservazioni che ne costituiscono la trama risalgono al 1991, e ci sembrano essere state ottenute soprattutto attraverso missionari e ex-volontari, senza procedere ad un’inchiesta sul campo che coinvolgesse direttamente la popolazione " beneficiaria " del progetto. All’arrivo dei primi volontari nel 1996, non esistono tracce scritte del lavoro intrapreso durante la prima fase. Sino al 1997, i volontari lavorano in collaborazione con i padri della missione di Djouman. La loro partenza, vista con inquietudine al livello della direzione del COMI, non porta però a conseguenze particolari al livello dell’organizzazione del progetto, che sembra essere completamente autonoma.
 
 
 
Le relazioni fra BELACD e COMI
 
La zona di Djouman é all’inizio degli anni ’90 poco toccata dalle attività del BELACD. L’ONG la ritiene infatti una zona povera, popolata da etnie molto mobili sul territorio e quindi poco ricettive ad un’azione di sviluppo prolungata nel tempo, ad eccezione dei Massa. Inoltre, l’intervento del BELACD viene percepito in un primo tempo come un progetto destinato essenzialmente ai cattolici, provocando scarso interesse presso le popolazioni Kim essenzialmente protestanti.
Il progetto del COMI si integra completamente in seno alla nuova struttura organizzativa del BELACD, che ha deciso di rinnovarsi a partire dal 1996. Tale struttura é formata dall’Assemblea Diocesana di Sviluppo, con funzioni di controllo e approvazione, che delega i compiti decisionali a dei Comitati di sviluppo presenti a livello diocesano, di zona e locale. Tali comitati sono formati da laici, agenti pastorali e agenti del BELACD con funzione esclusivamente consultativa. Un Bureau Exécutif, formato dai coordinatori dei differenti settori d’attività, esegue le decisioni dei Comitati tradotte in un Plan-Cadre aggiornato con scadenze triennali. A detta dei volontari e degli animatori locali che hanno partecipato alla missione di valutazione, i poteri reali dei Comitati di Sviluppo di Zona e Locali sono estremamente limitati. In particolare, va detto che le associazioni contadine non partecipano nè ai comitati di sviluppo locali nè tantomeno ai livelli superiori. Del resto, pare che a Djouman non si sia mai tenuto un Comitato di Sviluppo Locale.
E’ importante ricordare che, a livello della zona di Djouman, il COMI rappresenta pienamente il BELACD, a tal punto che l’intervento si identifica completamente, nelle percezioni dei suoi interlocutori locali, con la struttura diocesana di Pala.
Uno dei principali meriti dell’intervento dell’ONG italiana è, a nostro avviso, proprio quello di essere stato il vero artefice dell’insediamento locale del BELACD in una zona altrimenti periferica.
Tuttavia, la natura stessa dell’intervento, delle risorse impiegate (fondi della cooperazione allo sviluppo) e degli attori implicati (volontari espatriati), ha generato alcune contraddizioni probabilmente inevitabili :
  • In primo luogo, la comunicazione tra la controparte e l’équipe dei volontari è stata talvolta difficile. I " tempi " del BELACD non sempre coincidevano con quelli del COMI, il cui operato dipendeva da fattori esterni e difficilmente previsibili in Ciad (difficile pianificazione dell’arrivo dei volontari, partenze non previste, ritardi nei finanziamenti, ecc.).

  • A livello degli obiettivi del progetto, sussiste una contraddizione di fondo, che non ha mancato di manifestarsi durante lo svolgimento dell’intervento, fra la filosofia del BELACD, centrata sull’animazione, e le esigenze del COMI di investire le risorse finanziarie in realizzazioni concrete (magazzini, pozzi, mulini, ecc.).

  • Questo " attivismo ", questa ricerca della realizzazione concreta e visibile, é ancor più comprensibile se, agli imperativi legati ad ogni progetto di sviluppo finanziato con fondi pubblici, aggiungiamo la situazione particolare in cui si sono trovati i volontari a Djouman, costretti a lunghi periodi di inattività durante la stagione delle piogge ; infatti, in caso di precipitazioni normali, la zona interessata dal progetto é inondata e le aree rurali limitrofe restano impraticabili da fine giugno a metà dicembre. Riteniamo che il COMI avrebbe dovuto valutare più attentamente le condizioni di lavoro particolari legate alla zona di Djouman e pensare delle strategie di " riconversione " dei volontari durante i quasi sei mesi di forzato immobilismo.

  • Anche se il COMI rappresentava il BELACD localmente, quest’ultimo non ha mai formato i volontari italiani in modo specifico, all’infuori di un breve soggiorno a Pala per familiarizzare con i principi di funzionamento generali dell’istituzione ciadiana.

  • L’esistenza di volontari espatriati dotati di un finanziamento e di mezzi propri ha generato un certo isolamento del progetto – denominato AgriDjouman nell’ambito del Plan-Cadre 1997-2000 del BELACD - rispetto agli altri settori d’intervento dell’ONG ciadiana. Occorre riconoscere che i volontari del COMI, nonostante ciò, hanno mantenuto dei contatti aperti e continuati con la controparte locale, attraverso il regolare invio di rapporti d’attività e di rendiconti finanziari.

 
Le relazioni fra volontari COMI, BELACD e associazioni contadine
 
E’ difficile distinguere, in termini di politica istituzionale, l’apporto del COMI e quello del BELACD. In generale, le due ONG sostengono l’importanza di un riconoscimento giuridico delle associazioni locali. Tuttavia, la filosofia alla base delle attività di sviluppo del BELACD ci sembra distinguersi per i suoi accenti un po’ paternalistici : l’ONG diocesana considera infatti tale riconoscimento come una " ricompensa " per la qualità delle attività eseguite, quindi come un traguardo e non come un mezzo per rafforzare le capacità istituzionali locali. Osteggia pertanto le associazioni che perseguono l’autorizzazione del governo esclusivamente ai fini di ottenere un credito. Questa attitudine si traduce ugualmente in una ricerca della partecipazione locale di tipo discendente ; il BELACD (e per certi versi il COMI, al quale si può rimproverare di non essere stato sufficientemente critico sui metodi della controparte locale…) sembra possedere delle soluzioni e cerca di suscitare nei villaggi i problemi da risolvere.
Per il futuro, occorre rendere le associazioni capaci di interagire con partners differenti, mantenendo la loro propria autonomia e essendo in misura di negoziare ad armi pari con gli interventi esterni.

 

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Assistenza tecnica
 
Il settore dell’assistenza tecnica è stato fortemente condizionato dall’impostazione che la controparte BELACD da in genere a tutte le attività di animazione. Non esiste una vera e propria strategia di divulgazione agricola e ci troviamo ad un classico approccio alto basso con animatori che spiegano come si fa l’agricoltura ai contadini.
L'idea di puntare sul "paysan" campione e' ormai superata da tutte le nuove tecniche di divulgazione. A questo si aggiunge l'eccessiva enfasi data ad introduzione di nuove colture tipo la soia.
L’intervento non è risultato in alcun modo sostenibile data l’assoluta dipendenza per ogni realizzazione dalla presenza dell’animatore.
Le tracce delle attività sono labili e legate a sporadiche individualità già molto motivate che hanno trovato nel progetto una sponda per aumentare le loro capacità ed ottenere mezzi di produzione.
In questo settore si evidenziano al massimo i problemi della cosiddetta "spolverata" di interventi, con un vastissima zona di intervento che non permette di concentrare adeguatamente gli sforzi. Questa ha comportato una continua girandola di nomi ed un eccesso di finanziamento sui singoli agricoltori.
E’' tutto da verificare, infatti la validità' dei pozzi finanziati a dei privati all'interno della strategia di assistenza agricola.
Tutto il settore di formazione legato all’assistenza tecnica per il miglioramento delle produzioni, la diversificazioni ed il vivaismo e' stato caratterizzato da una altissima assenza di partecipazione: Questo non sembra casuale visto l’approccio utilizzato. In questo senso va rimarcato l’assoluta assenza di ricerca di valorizzazione delle tecniche locali che vengono totalmente da nuove te od addirittura con nuove specie.
La formazione ha scontato più degli altri fattori specifici legati al periodo in cui viene realizzata, la stagione secca, che comunque è prevalentemente dedicata alle attività sociali. L’introduzione della coltivazione di nuove specie si è scontrata con abitudini alimentari non elastiche ed a contribuito allo scarso interesse con cui questa si è sviluppata poi arrivare ad un fallimento totale.
In ultima analisi l’aspetto immateriale della divulgazione agricola pone sempre dei forti problemi di valutazione e, in zone come queste dove si vive in un clima di assoluta incertezza per la totale precarietà sociale civile ed economica, tutti gli investimenti sono assolutamente scoraggiati e l’intervento è assolutamente arduo da portare a buon fine. L’agricoltura richiede sempre tempi lunghi e capacità di investimento pluriennali, oggi in Ciad, purtroppo, non ve ne sono le condizioni.
In ogni caso va detto che gli animatori hanno avuto un ruolo toppo autoritario rispetto ai contadini creando meccanismi di dipendenza, i risultati vanno quindi considerati come estremamente volatili e legati alle abilita' espresse da pochissimi contadini "modello".
 
 
Sicurezza alimentare
Il settore delle banche cerealiere e dei granai comunitari nasce a partire dal " fondo carestia " della diocesi, trasformato da dono in natura in sistema di credito.
 
Il modello adottato progressivamente dal Comi-BELACD nell’assistenza ai gruppi interessati ai granai é il seguente :
  • il gruppo di villaggio deve dimostrare un interesse attraverso la costituzione di uno stock di cereali iniziale e un contributo finanziario dei suoi membri.

  • Il progetto può in questo caso decidere di realizzare un magazzino per il granaio comunitario del villaggio.

Il contratto-tipo per la costruzione di un granaio é il seguente :
La piattaforma sollevata in calcestruzzo armato del granaio comunitario é realizzata con un apporto in natura dei membri dei gruppi, consistente in ghiaia e sabbia (generalmente 3 m3).
 
Per la costruzione del granaio comunitario, i membri sono tenuti a fabbricare i mattoni cotti e a pagare una quota di 50.000 cfa come partecipazione alla realizzazione del tetto.
 
Se il granaio comunitario funziona bene, se i suoi stock aumentano, se non ci sono problemi di gestione, allora é possibile passare ad una seconda fase, che consiste nella federazione di più granai comunitari della zona in un granaio di settore.
Volendo ricapitolare, vi sono tre categorie di granai :
Tipo 1, stoccaggio semplice
Tipo 2, 50% dato in credito ai membri e 50% venduto ai membri e al resto del villaggio. E’ il sistema maggiormente diffuso.
Tipo 3, vendita solamente durante la soudure.
 
Al momento della missione di valutazione, la situazione dei granai seguiti dal progetto era la seguente :
 
A questi granai occorre agggiungere 18 granai di villaggio autonomi.
 
Considerazioni generali sui risultati del settore " sicurezza alimentare "
 
L’animazione sui granai e lo sviluppo dei granai di settore rappresenta senza alcun dubbio uno dei principali successi del progetto, e costituisce un primo passo verso il consolidamento di attività di tipo cooperativo nella zona.
 
In particolare, i granai comunitari svolgono due ruoli :
  • Permettere ai membri di conservare degli stock che saranno presi in prestito nei momenti di carestia e di scarsa solvabilità dei contadini.

  • Permettere la costituzione di risorse economiche che potranno essere investite in altre realizzazioni. Si veda l’esempio del villaggio di Orol, il cui granaio ha finanziato in gran parte la quota necessaria per l’ottenimento del pozzo dal Comi-BELACD.

Tuttavia, i granai comunitari tendono apparentemente a stagnare dal momento in cui sopravviene la creazione di un granaio di settore. I loro stock sono spesso simbolici (si prenda l’esempio di Mberwen, con solo 5 sacchi e mezzo di paddy e 3 sacchi di sorgo), le tecniche di stoccaggio e conservazione approssimative e le possibilité di evoluzione limitate.
 
 
La sola soluzione proposta dai contadini per contrastare la riduzione drastica degli stock conservati nel granaio comunitario (e che sono serviti alla realizzazione del granaio di settore) é la realizzazione di un campo comunitario, che pone del resto notevoli problemi in termini di organizzazione delle attività e si distingue per rendimenti infimi. Un’altra soluzione consisterebbe nell’aumentare il numero dei membri, ma le condizioni imposte ai nuovi venuti sono tali da scoraggiarne più d’uno : per citare il solo caso di Messere, invece dei 20 kg che ogni membro fondatore ha versato, un nuovo membro é tenuto a versare 10.000 cfa e 100 kg di riso paddy. Questa situazione, comune a tutti i granai di villaggio visitati, ha congelato ogni possibilità di estensione degli effettivi delle associazioni.
E’ inoltre evidente che il granaio comunitario serve spesso come mezzo di accesso prioritario all’acquisto dei cereali del granaio di settore. I cereali acquisiti vengono poi sia prestati ai membri del gruppo, che non potrebbero accedere al prestito perché il granaio di settore può solo vendere, sia rivenduti localmente ad un prezzo maggiorato (caso del villaggio di Oriol). Infine, i membri non ricorrono al granaio comunitario per conservare il proprio raccolto, ma preferiscono conservarlo a livello di granaio di settore (probabilmente perché ritengono che quest’ultimo presenta maggiori garanzie di sicurezza).
 
 
Problemi di organizzazione rilevati :
 
Il più diffuso consiste nella difficoltà a recuperare i debiti contratti dai membri. Ruoli cooperativi e ruoli sociali e politici in seno al villaggio entrano in conflitto. Come obbligare un parente, un vicino, un compagno di giochi, un anziano, a pagare un debito senza rischiare di fomentare conflitti che si estenderanno a tutto il villaggio ? Come applicare le sanzioni previste dal regolamento, senza mettere in gioco il delicato equilibrio di interessi divergenti su cui si fonda la comunità locale ? Per tale motivo, il granaio di Zigui ha soppresso il prestito di soudure e pratica esclusivamente la vendita dei cereali fin dal 1992.
Alcuni gruppi, e i loro rispettivi organi direttivi, sono delle scatole vuote, creati con l’unico scopo di soddisfare le esigenze in termini organizzativi di volontari e animatori esterni. Spesso, coloro che possiedono già o ricevono una formazione specifica nell’ambito del progetto non sono i personaggi più influenti. Segretari e tesorieri sono soggetti a pressioni forti da parte dei membri del gruppo : i primi, spesso giovani, incontrano delle difficoltà nel far rispettare le regole associative ai membri più anziani. I secondi, sottopostti a pressioni di ogni genere, sono talvolta spinti ad appropriarsi indebitamente delle risorse economiche del gruppo. Si pone dunque il problema di retribuire i gestori e i segretari delle associazioni, partendo da un’analisi critica dei problemi generati dalle forme attuali di benevolato.
Animazione femminile
 
Benché si tratti di un’attività intrapresa recentemente, l’animazione femminile pecca ugualmente per un approccio di tipo partecipativo discendente : i temi e le attività proposte (coltura della soja, realizzazione di focolari moderni, cucito) non sono stati proposti dalle donne. La conseguenza principale è che nessuna delle attività proposte è stata riprodotta localmente in maniera autonoma.
 
 
Mulini
Il caso dei mulini merita un’attenzione particolare : se da un lato la loro utilità non sembra dover essere messa in questione, il problema risiede nella gestione del mulino stesso, sia dal punto di vista tecnico sia sotto il profilo della sua resa economica. Il caso del villaggio di Djarway corrobora tale impressione.
 
Cucine a basso consumo di legna
L’animazione in questo settore è iniziata nel primo trimestre 1998, secondo l’approccio peculiare all’intervento, cioé il rilevamento di un problema non espresso come tale dagli interlocutori locali e l’offerta di una soluzione. In questo caso, si propone alle donne un sistema di cottura degli alimenti più rapido e meno dispendioso in risorse. L’animazione è stata corroborata da una dimostrazione concreta dei vantaggi delle cucine a basso consumo di legna. Occorre segnalare che solo i modelli in argilla si sono rivelati più economici del sistema tradizionale a tre pietre, mentre i modelli in metallo hanno presentato un consumo di legna più elevato.
Le donne del gruppo di Djarway affermano non aver mai formulato una domanda un questo senso, ed enumerano una serie di problemi che spiegano in parte perché tali cucine non sono poi state adottate dalle donne : in primo luogo, la materia prima, l’argilla, manca nelle zone limitrofe al villaggio. Il tentativo di sostituirla con del fango non è riuscito. Sembra anche che i Massa conoscano già delle tecniche di realizzazione di cucine a basso consumo di legna, ma che i volontari non abbiano esplorato questa pista che avrebbe forse permesso di migliorare l’esistente.
E’ evidente anche in questo caso che l’animazione si fondava su un interesse suscitato artificialmente. Del resto, la lettura delle relazioni dei volontari rivela che al momento della formazione, durante il primo semestre del 1998, solo una donna del villaggio di Amdja é tornata a casa con la propria cucina economica.
Ci sembra che in questo campo l’équipe del COMI avrebbe potuto cercare di innovare in maniera più incisiva e di staccarsi quanto più possibile dai modelli stantii di animazione femminile proposti ad nauseam soprattutto dalle organizzazioni di tipo confessionale.
 
 
Idraulica di villaggio
 
Questo settore ha espresso il meglio delle capacità di interazione con le tecniche locali ed il coinvolgimento partecipativo della popolazione.
L’organismo ha dimostrato di avere una buona capacità innovativa con l’esaltazione dei saperi e dei materiali locali. Le tecniche adottate permettono una piena riproducibilità dell'intervento, grazie ad una tipologia di realizzazione a bassissimo costo che permette con un finanziamento minimo di circa 150.000 Fca (Lire 450.000) la costruzione di un pozzo. Questo risultato è il frutto di una ricerca che ha visto fattivamente collaborare i volontari del Comi , gli animatori locali e le popolazioni locali.
E’ interessante notare che la controparte locale (BELACD) non realizza pozzi e non era pertanto molto disponibile ad assecondare questa attività fatta per nome e per conto suo. I fatti hanno dimostrato che l’Organismo, slegato da alcune pesantezze organizzative della controparte, è riuscito pienamente nello scopo individuando metodologie di lavoro assai originali ed efficaci.
In questo settore l’Organismo è riuscito a fare quello che deve fare un progetto ONG con un ponderato mix di realizzazione e sperimentazione.
 
Le interessanti scelte tecniche andrebbero comunque monitorate fra cinque anni per poter affermare la loro piena riproducibilità..
Anche l'attività di formazione legato a questo settore ha dato importanti risultati portando ad un miglioramento qualitativo delle acque dei pozzi dei villaggi interessati dal progetto. La gestione comunitaria dell’acqua, pur essendo un punto saldo della coltura locale, non è ancora arrivata ad una piena responsabilizzazione per la gestione economica della manutenzione delle opere. E’ evidente che introdurre dei sistemi di gestione economici per la manutenzione delle opere idrauliche in un area dove l’acqua non è mai stata oggetto di transazione commerciale non è facile. Va apprezzato quindi lo sforzo dei gruppi di villaggio per la partecipazione in lavoro ed in denaro alla realizzazione del pozzo e la cura con cui si tiene l’area circostante per garantirne una corretta qualità sanitaria .
 
 
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Abbiamo potuto riscontrare l’esistenza di due tipi di associazioni locali, distinte per funzionamento e finalità :
  • Gruppi a base familiare, con sembianze associative ma portati avanti da qualche individuo, generalmente formatisi per praticare l’orticoltura e l’arboricoltura con lo scopo di ottenere un pozzo. Come lo dimostra l’esempio del quartiere di Yoro (settore di Ndjarway), una volta il pozzo ottenuto, l’attività agricola ad esso legata diminuisce o si arresta. A prova della mancanza di una vera dinamica associativa, il fatto che il gruppo non ha instaurato un sistema di autofinanziamento, ma si quotizza solo se il BELACD glielo propone. Si ha l’impressione che la quota associativa sia percepita piuttosto come un pedaggio che permette l’accesso all’assistenza del progetto.

  • Gruppi a carattere associativo extra-familiare, rappresentati soprattutto dalla formula dei granai di villaggio. La finalità di questa forma di partecipazione è far sì che ogni famiglia possa accedere alla maggior quantità di cereali con il minimo investimento possibile. Per tale motivo, ogni famiglia iscrive un solo membro al granaio, per evitare che la partecipazione diventi troppo onerosa.

Nonostante la situazione di isolamento in cui si trova la maggior parte dei gruppi contadini che hanno interagito con il progetto, essi hanno sviluppato nel tempo delle capacità importanti sul piano organizzativo :
  • i regolamenti sono stati progressivamente adattati alle loro esigenze specifiche, partendo da uno schema generale proposto dall’intervento esterno.

  • I gruppi indicono regolarmente delle assemblee generali e delle riunioni in maniera autonoma e senza dipendere in alcun modo dall’animatore. Questo significa che i gruppi si sono appropriati degli strumenti di tipo associativo e cooperativo e li hanno resi consoni alle esigenze locali.

  • I gruppi sono consapevoli del cammino effettuato e delle risorse, umane e materiali, che sono state investite nel corso degli anni. Ciò si traduce in una avversione e protezione del gruppo nei confronti di strategie di eventuali free riders (individui che vorrebbero beneficiare dei vantaggi acquisiti dopo anni di investimenti senza pagarne il prezzo).

 
Infine, è giusto riconoscere che in questi ultimi anni gli animatori locali hanno avuto l’opportunità, per merito dei volontari italiani, di assumere ruoli e responsabilità in seno al progetto essenzialmente identiche a quelle dei cooperanti. Essi hanno in tal modo acquisito un’esperienza significativa in termini di tecniche d’animazione, ma soprattutto possiedono una visione più chiara e a lungo termine degli obiettivi da perseguire nel momento in cui il progetto sta per essere interamente trasferito alle strutture locali.
 
 
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Il BELACD continua a considerare Djouman ccome una zona prioritaria dal punto di vista del suo intervento. Ciò dovrebbe tradursi in visite regolari dei responsabili, almeno una volta al mese, ed in una partecipazione degli animatori locali agli incontri di settore che dovrebbero tenersi ogni tre mesi. E’ inoltre in progetto la costituzione di un Comitato Locale di Sviluppo per la zona di Djouman.
Invocando il principio che i bisogni devono essere sempre chiaramente espressi dalla popolazione locale, il BELACD intende aspettare un semestre prime di decidere dell’opportunità di inviare un altro animatore rurale a Djouman. Per il momento Jous Clément e Léontine Aptonike continueranno le attività intraprese, in ragione di otto mesi all’anno, con un intervallo fra giugno e novembre. I loro mezzi di trasporto saranno due motorini. Ciò comporterà l’abbandono di un certo numero di villaggi, visto che gli attuali 31 sono troppi.
Se in certi settori i gruppi di contadini hanno raggiunto una certa autonomia (pensiamo in particolar modo ai granai), in generale essi restano fortemente dipendenti nei confronti della struttura di assistenza. Senza voler esagerare la portata di certi discorsi a sfondo elogiativo, è impressionante la ricorrenza di rappresentazioni del ruolo del BELACD come padre, madre, o ancora come guida che indica il giusto cammino ai gruppi.
Crediamo che per il futuro sarà importante cercare un equilibrio tra il sostegno e la formazione rivolti a singoli individui e l’appoggio alle dinamiche associative. Non certo incoraggiando ciecamente la pratica del " campo comunitario ", di cui si sono visti i limiti evidenti, ma permettendo l’emergenza e il consolidamento di leaders contadini in grado di interpretare le trasformazioni in atto nelle campagne del Mayo Kebbi e di tradurre tali analisi in attività sostenibili localmente.
 
Lista delle persone incontrate
Jous CLEMENT, animatore del progetto AgriDjouman
Léontine Aptonike , animatrice del progetto AgriDjouman
Marco Petrini, volontario COMI
Carrol Loney, vbolontaria COMI
Ernest BAYOUMA, presidente del gruppo di vivaisti e frutticoltori del villaggio di Yoro.
Jacques LAVOIE, Direttore del BELACD
Pierre PAZIMI, Responsabile settore AGRI del BELACD
Padre Gonzague DALLE, Responsabile per la zona di Bongor della Diocesi di Pala
I predenti ed i membri del consiglio direttivo dei Granai di Settore del progetto.

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